Nissuin
Completati i kiddushin, dopo un momento in cui il celebrante pronuncia un breve discorso augurale, si giunge alla fase conclusiva del matrimonio, i nissuin o le nozze. La sposa e lo sposo si trovano sotto al baldacchino insieme a due testimoni e all’officiante, di norma un rabbino, circondati dalla famiglia, dai parenti e dagli amici. Dopo la lettura e la consegna alla sposa della ketubbah, segue la recitazione delle sheva berachot, le sette benedizioni nuziali, canti rituali dedicati al matrimonio e al futuro della coppia. Conclusa la recitazione delle sette benedizioni, il celebrante porge un calice di vino agli sposi e ciascuno ne beve un sorso. Al termine della celebrazione lo sposo rompe il bicchiere per ricordare simbolicamente, anche in un momento di gioia, la distruzione del Tempio di Gerusalemme. I sette giorni che seguono le nozze sono considerati per gli sposi come festa solenne, essi non si occupano di affari o di impegni, ma dedicano il loro tempo a gioire, allietati da parenti e amici.
Seder Nissuin
Ordine della cerimonia di matrimonio, Padova, sec. XIX, manoscritto con decori a stampa incollati
Comunità Ebraica di Padova
In questo testo, proveniente dalla Scola Spagnola di Padova, è riportato l’ordine della cerimonia di matrimonio, condotta da un celebrante che recita agli sposi due serie di benedizioni, connesse alle due fasi: i kiddushin (la santificazione o destinazione) e i nissuin, le nozze vere e proprie. In entrambi i casi la prima benedizione è sul vino, simbolo di abbondanza e di allegria. Le altre sono dedicate alla creazione dell’uomo e della donna, alla nazione d’Israele alla felicità e alla pace, alla ricostruzione di Gerusalemme.

